|
Linee per il progetto educativo di pastorale giovanile Diocesana
1. Premessa. Analisi delle linee dei documenti ecclesiali
Molte diocesi, e molte città hanno già un progetto di pastorale diocesana e cittadina, altre lo stanno rivedendo e aggiornando, altre ancora vi stanno lavorando in questo tempo come sta accadendo da noi. Alcuni elementi di pastorale giovanile si sono approfonditi e chiariti anche a partire dalla costituzione del Servizio Nazionale. Nei documenti promulgati dalla Conferenza Episcopale nel corso degli anni ’90 (e dei primi di questo secolo), è possibile individuare alcuni passaggi attraverso i quali sono state via via messe a fuoco le linee fondamentali che i Vescovi hanno inteso offrire alla pastorale giovanile delle Chiese locali. Li elenco velocemente: gli Orientamenti Pastorali per gli anni ’90 (in particolare i numeri 44-46); la relazione di Mons. Tettamanti al I Convegno nazionale di pastorale giovanile; la Nota successiva al convegno ecclesiale di Palermo (in particolare i numeri 38-40); gli Orientamenti emersi dalla XLV assemblea generale della CEI; il Sussidio dell’Ufficio Catechistico Nazionale sulla catechesi dei giovani; gli Orientamenti Pastorali per il decennio in corso (in particolare il numero 51).
All’interno di detto materiale è possibile rintracciare alcune costanti, che sono divenute patrimonio comune della pastorale giovanile nel nostro Paese.
1.1La soggettività ecclesiale Una prima costante riguarda la soggettività ecclesiale della pastorale giovanile. I documenti hanno sottolineato fortemente l’esigenza di una progettazione e un’azione coinvolgenti la comunità cristiana tutta, a livello diocesano e parrocchiale. Tale ecclesialità esige un comune sforzo di comprensione del mondo giovanile, uno stile “sinodale” di progettualità capace di coinvolgere in un disegno unitario tutte le realtà ecclesiali (parrocchie, “settori”, persone, associazioni, “carismi”, vocazioni...), un’azione coordinata e integrata, caratterizzata da capacità di accoglienza e di accompagnamento, e finalmente una fiduciosa apertura alle agenzie educative e sociali presenti sul territorio. Il dispiegarsi della soggettività ecclesiale richiede anche un minimo di strutturazione, sia a livello di ufficio/servizio diocesano (con il relativo responsabile ed altre eventuali persone ad esso dedicate), sia livello di organismi di partecipazione. (variamente costituiti, denominati e composti). Da questo punto di vista, la costituzione del Servizio Nazionale ha offerto un modello e degli stimoli decisivi.
1.2. Il protagonismo dei giovani Una seconda linea è l’apertura di credito al mondo giovanile. Non mancano, nei documenti citati, considerazioni assai realistiche sui limiti e sui problemi delle nuove generazioni; si riconosce però una fondamentale fiducia nei loro confronti. I giovani sono accolti come risorsa della comunità cristiana; la novità di cui sono portatori viene letta anche come parola profetica per il futuro della Chiesa e dell’umanità. Da questo sguardo sul mondo giovanile si origina il richiamo ad un maggiore protagonismo dei giovani: una pastorale non soltanto “per” loro, ma anche “con” loro e, “insieme” a loro, verso tutta la realtà giovanile.
1.3. La centralità della proposta di fede Una terza costante interessa la meta della pastorale giovanile: una fede viva e coinvolgente in Gesù Cristo. Aiutare i giovani a incontrare Cristo e a camminare dietro di lui fino a mettere la propria vita nelle sue mani è più volte ribadito come l’obiettivo principale dell’azione ecclesiale con i giovani. Di qui l’attenzione agli itinerari: organici, sistematici, differenziati, progressivi, capaci di condurre a Cristo da punti di partenza diversi, caratterizzati da una “simpatia” di fondo per la cultura giovanile. L’attenzione vocazionale viene a coniugarsi in maniera organica con il cammino di fede: si tratta di un’attenzione “ a tutto campo”, volta a dare a tutte le scelte di vita (professionali, scolastiche, affettive…) lo spessore di una risposta libera e consapevole ad un progetto donato da Dio. In quest’ottica, si guarda con particolare favore alle esperienze di volontariato e di impegno educativo, sociale e politico.
1.4.L’evangelizzazione di tutta la realtà Un quarto elemento, fortemente caratterizzante il cammino della Chiesa italiana, è il richiamo ad una evangelizzazione di tutta la realtà giovanile, dove la totalità va intesa in senso spaziale, ma ancor di più culturale. Si delinea una pastorale giovanile che interessa non solo i luoghi ecclesiali, ma tutti gli ambiti della vita di un giovane, misurandosi anche con gli ambienti e i tempi meno formali: quelli del tempo libero, delle “vite parallele”, della notte. L’attenzione alla totalità si declina anche come impegno a parlare la lingua dei giovani, cioè a ridire nei linguaggi e nelle “tecnologie” tipici delle nuove generazioni il messaggio perenne del Vangelo. La comunità cristiana viene richiamata alla propria costitutiva “estroversione” per darsi una nuova capacità di dialogo, dentro e fuori i propri ambienti, con il mondo giovanile, senza trascurare le realtà più problematiche, marginali o provocatorie.
1.5. L’importanza delle figure educative Un’ultima costante è relativa alle figure educative: la preoccupazione per la formazione dei presbiteri, degli animatori, di nuovi educatori. Figure non più concepite in chiave di “delega”, ma come espressione di un accompagnamento personale offerto dalla comunità ad ogni giovane che lo desideri, in ogni situazione in cui sia necessario. Figure educative nuove, non più legati al gruppo, ma capaci di sostenere un agire pastorale “estroverso”, articolato su luoghi, situazioni, linguaggi e circostanze diverse.
2. Finalità della Pastorale Giovanile. Verso Dove?
La pastorale giovanile è l'opera della comunità cristiana che, animata dallo Spirito, si propone di favorire nella chiesa particolare, in comunione con essa nelle parrocchie (tenendo conto della varietà delle situazioni che le configurano e in cui si trovano ad operare) e nelle diverse espressioni dell'associazionismo giovanile ecclesiale, la ricerca di nuove strade per far incontrare personalmente ogni giovane d'oggi con Gesù, con particolare attenzione agli ambienti della scuola, dell'università delle caserme, del lavoro, del tempo libero, della vita di relazione, dell'impegno sociale, dove è possibile raggiungere anche i molti che non incrociano i percorsi specificamente ecclesiali.. Il contributo più prezioso che essa può dare è una nuova evangelizzazione che congiunge insieme la verità di Dio che è amore e la verità dell'uomo che è chiamato all'amore. Occorre pertanto impegnarsi perché scuola e università siano luoghi di piena umanizzazione aperta alla dimensione religiosa, sostenere i giovani perché vivano da protagonisti il delicato passaggio al mondo del lavoro, aiutare a dare senso e autenticità al loro tempo libero. Certamente le nostre comunità sono chiamate a una grande attenzione e a un grande amore verso i giovani.
3. Cammino Forma-attivo
3.1. La figura di giovane credente che osiamo sognare è un giovane protagonista della propria formazione, che richiama alla responsabilità verso il futuro. Per questo è necessario un autentico incontro tra la fede e la "cultura" giovanile, sapendo che l’approccio con Cristo Uomo-Dio, costituisce il nucleo generatore di ogni autentica cultura.
3.2. Alla base di ogni azione pastorale diretta ai giovani si pone la certezza che ogni giovane ha il diritto di ricevere la Buona Notizia dell'amore di Dio per lui. Nell'incontro con Gesù, il Signore della vita, e nella sua sequela il giovane può vedere emergere la verità della sua vita. La comunità cristiana è al servizio di questo incontro con la testimonianza di vita, la celebrazione dei misteri della salvezza, la promozione di itinerari formativi,: questo è possibile proprio grazie alla pluralità delle presenze ecclesiali che operano nella pastorale giovanile e che vanno coordinate nel perseguire obiettivi comuni e condivisi.
3.3. A questo scopo la comunità cristiana fa decisamente la scelta di un accompagnamento educativo, che aiuta non solo ad aprirsi all'invocazione e ad accogliere l'annuncio, ma soprattutto a scoprire e a vivere la chiamata di Dio ridefinendo la propria vita secondo la novità della fede. Fondamentale per tale scelta è approfondire e attuare un massimo di comunicazione con i giovani che li toglie dalla solitudine e risponde alla loro domanda di spiritualità. Scegliere di educare i giovani alla fede significa andare oltre l'annuncio, l'emotività, l'esperienza coinvolgente e aiutarlo con un accompagnamento personale a ridefinirsi come persona di questo tempo e per questo mondo che si orienta globalmente ad assumere una mentalità di fede.
3.4. Il giovane è chiamato ad incontrare il Signore della vita. Egli vive, come ogni persona, una storia, un tempo, un territorio. La sua vita è profondamente segnata dalla cultura di oggi. Mentre dunque si sostengono i valori della cultura attuale, come la centralità della persona, il senso e il rispetto della libertà, la sensibilità verso la pace e la giustizia, occorre educare al senso critico verso quegli aspetti che generano ripiegamento intimistico su se stesso, chiusura della vita sull'immediato, indifferenza verso i valori. Anche la fondamentale esigenza dell'amore umano ha bisogno di essere purificata dalle sue chiusure e deviazioni egoistiche, spesso legate a una comprensione superficiale e distorta della sessualità. In tal modo i giovani potranno sperimentare nella propria vita che il Vangelo, accoglie, purifica e porta ad insospettata pienezza ogni spinta verso il vero, il buono e il bello e rende capaci di amare veramente.
3.5. I giovani chiedono di non essere lasciati soli. Hanno bisogno di qualcuno che sia loro vicino, senza però essere loro uguale. La comunità adulta deve riappropriarsi del suo compito educativo, deve offrire ragioni di vita ai giovani. Per questo è compito della stessa pastorale giovanile offrire agli adulti itinerari di formazione all'educazione delle giovani generazioni. È perciò indispensabile formare educatori e guide spirituali, sacerdoti, religiosi/catechisti e laici, in grado di accompagnarli nel cammino personale e di gruppo, disponibili a loro volta a lasciarsi educare dagli stessi giovani, dalle loro attese e dalle loro ricchezze, capaci di interagire col territorio.
4.1 Pastorale Cittadina. Esperienza di comunione
4.1. La pastorale giovanile fa riferimento alla ecclesiologia di comunione del Vaticano II: in forza di questa ecclesiologia i giovani nella Chiesa sono soggetti di comunione, chiamati a mettere a frutto la vivacità che li caratterizza e le loro capacità di amicizia e di dialogo. La Chiesa deve essere per loro e farsi con loro casa accogliente. E' la parrocchia il luogo privilegiato dove possono sperimentare il dono della comunione (con gli adulti, con chi è povero e svantaggiato, con coloro che stanno percorrendo cammini di formazione diversi) e dove imparare a diffonderlo perché la Chiesa cresca realizzando la sua missione nell'attenzione e nell'accoglienza verso tutti. La parrocchia, però, pur rimanendo il primo irrinunciabile riferimento pastorale, non pare in grado da sola - in particolare le parrocchie più piccole - di assolvere a una pastorale giovanile che si configura in modo sempre più complesso e differenziato al fine di rispondere ai bisogni dei giovani d'oggi, non "legati al campanile" ma aperti sul territorio e ad altre, diverse appartenenze. Superare l'individualismo e il campanilismo pastorale, attivare sinergie è un primo e concreto segno di condivisione dell'ecclesiologia di comunione.
4.2. La comunione che è sempre e solo dono di Dio, non frutto di efficienza organizzativa, viene servita anche da uno strumento spesso enfatizzato o minimizzato, ma importante che è la costruzione di un progetto. non sono le iniziative che creano comunione, ma la volontà di lavorare per un progetto comune a partire dai doni e le forze che Dio ci ha dato. Oggi, di fronte alla carenza di relazioni educative, che provoca disagio ed emarginazione, le comunità cristiane avvertono l'urgenza di ripensare la pastorale giovanile, conferendole organicità e coerenza in un progetto globale, che sappia esaltare la genialità dei giovani e riconoscere in essa un'opportunità di grazia. Sono consapevoli che potranno mediare l'incontro vivo con il Signore Gesù, solo se sapranno essere luoghi di carità vissuta, laboratori di dedizione e condivisione.
5. Missionarietà. Con i Giovani e per i Giovani
5.1. I giovani che hanno fatto esperienze di Cristo sono, con i giovani e per i giovani, in una sinergia di forze, idee, problemi e speranze; Giovane cristiano che "si lascia sfidare e sfida il mondo". La missionarietà non è pensabile senza una comunione ecclesiale profonda, infatti questa è già missione.
5.2. Tutta la comunità cristiana, di cui anche i giovani sono membra vive, è chiamata ad incontrare i giovani là dove sono. Per questo è necessario superare la suddivisione troppo angusta fra giovani "vicini" e "lontani", esca dai tradizionali schemi e luoghi pastorali, valorizzi ciò che già esiste e collabori anche con altre agenzie educative alla promozione di adeguati interventi a rete.
I delegati Enzo Madonia - don Giuseppe Fausciana
|